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Il Bosco era un luogo magico. In particolare quello a nord di Rio Moscardo verso Casali Sega, nei pressi di Timau (Udine).

Oggi è molto più rado di alberi, ma tanto tempo fa era la trasposizione di una favola dei fratelli Grimm.

Adoravo quel bosco e, anche se ero molto piccolo, mi ci spingevo all’interno con un po’ di batticuore e tutti i sensi all’erta, perché era decisamente avventuroso.

Occorre conoscere l’odore del Bosco, specialmente d’autunno, è una sensazione che non ti togli di dosso per tutta la vita.

Negli anni settanta c’erano ancora persone che ci abitavano, magari senza televisione e qualcuno anche privo di corrente elettrica. Si erano distaccati dal mondo, una cosa impensabile, al giorno d'oggi.

Io non bevevo il latte, già allora combattevo con le mie intolleranze alimentari, ma andavo a prenderlo in una casetta appartata insieme ad Ezio, Rosetta, Manfredi, Orietta, Paolo, Bruna e tanti altri, alcuni dei quali non ci sono più.

Non era tanto il latte in sé, era il tragitto, che si doveva fare di sera, a volte alla luce delle lampade, a valere il prezzo del liquido prezioso raccolto in una sorta di gamella che oggi non si usa ormai più.

Lo vendeva una vecchina, che abitava la sua umile dimora a fianco della stalla, al termine di una digressione in salita. La signora ed era molto gentile, perché quei bambini gli facevano visita tutte le sere d’estate e le arrecavano un po’ di allegria.

10 Lire era il prezzo per un litro.

Ho cercato invano quella casa un paio di anni fa, lungo il sentiero 403 che porta in malga Pramosio (luogo dove ho ambientato un capitolo di Gombe da Poç, il mio Romanzo dedicato al periodo della seconda guerra mondiale in Carnia), ma ho trovato solo un cumulo di macerie e me ne dispiace, dovrò tenermi i miei ricordi.

Ecco un’altra “location” dove ambienterò una scena di Damanto, cercando di tramettere, in una sorta di Flash-Back, ciò che era, ciò che è, immaginando ciò che sarà...

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