Menu
A+ A A-

faas

Ho tanti ricordi del Faas, ogni tanto mi ci portava mio papà con la campagnola della Ditta, quando quel luogo era un altopiano completamente brullo e si godeva, a 360 gradi, di uno dei paesaggi alpini più belli di quel tempo. Si parla di 50 anni fa.

Ricordo che, più tardi, ci sono salito con tutta la classe grazie al mio maestro di scuola, percorrendo il sentiero diretto da Timau, che oggi nessuno tiene più né pulito, né segnato.

Una uscita impossibile, oggi come oggi, perchè qualche pericolo c’era, ma nessuno si peritava di chiedere l’assicurazione…

In Faas ho ambientato un capitolo del mio romanzo Roccavento, quando il protagonista, dopo la resa del forte di Osoppo, il 14 ottobre 1848, cerca rifugio presso una famiglia di boscaioli del posto, gli Zanca, e trova ospitalità senza dover rispondere a troppe domande...

Ho camminato anch’io sulla neve con Guido, il protagonista, alla ricerca di un riparo, quella notte di 150 anni fa. Posso dire che ci sono poche cose più consolanti che scrivere una storia che funziona almeno nella tua anima. La leggeranno in 100, 1000, in 2 ma solo tu, menre scrivi, potrai aprire la porta di un mondo "altro" dove ti puoi rifugiare, alla bisogna, magari in un momento difficile.

Ci tornerò, nel tempo contemporaneo di Damanto, per chiudere vecchie ferite e regolare qualche conto in sospeso.

Da Roccavento:

Quel luogo merita una citazione particolare, un’altipiano dove si possono passare ore incantati a guardare le montagne. Un posto speciale, dedicato secondo antiche leggende alle scorribande di fate ed elfi di ogni risma e colore. Le streghe vi facevano il sabba e quando le carniche scacciarono le tedesche, al seguito di un grave alterco, rinvenirono un barilotto di birra con la scritta in tedesco: Verste, Salhei, Faas e così fu chiamato. Un luogo predestinato”…

Ci sono tornato per lo stesso percorso del mio caro maestro, con mia moglie e mia figlia piccola nel 2020, una fatica per me, un luogo diverso (i prati a perdita d'occhio non ci sono più, rimpiazzati dalla vegetazione spontanea) dai ricordi di bambino e qualche sguardo di sbieco dei pochi abitanti locali come a dire: “Cui eise chel Forestat? Ce ch'al vûl?”

Niente signori, solo ammirare, perché anche se la terra è vostra, il panorama, e i ricordi appartengono a tutti...

e-max.it: your social media marketing partner